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UN FUORI SALONE DIVERSO: IL DESIGN SENSIBILE IN ZONA 5

C’è molto entusiasmo e molto fermento per questo “numero zero” in zona 5 (Via S. Gottardo/Via Meda/Chiesa Rossa/Piazza Abbiategrasso/Conca Fallata). Non si tratta di proposte consuete per l’ennesima zona proposta tra le tante nel Fuori Salone: il Municipio 5 insieme agli organizzatori punta su cooperazione e umanizzazione, design etico e sostenibile, attenzione ad aspetti profondamente legati alla persona inserita in una comunità. L’iniziativa, ideata da Massimo Caiazzo coinvolge i visitatori in un percorso dedicato alla possibile integrazione tra l’uomo e l’ambiente urbano, tra persone fragili e lavoro, per rendere più piacevoli le azioni e le relazioni quotidiane e valorizzando i singoli e la collettività. Un modello di cooperazione tra cittadini, associazioni, istituzioni e realtà imprenditoriali che sottolinea la necessità di umanizzare il design per creare contesti sereni e vivibili da tutti, nel pieno rispetto del benessere e della dignità della persona e di tutta la comunità. Una grande occasione per rigenerare e rivitalizzare il tessuto sociale e culturale del quartiere e per offrire un approccio diverso al design nell’ottica di una reale valorizzazione delle periferie. In questa ottica il Municipio 5 ha sostenuto con forza tutta l’iniziativa. Un programma intenso e carico di contenuti che dal 17 aprile si svolgerà nelle location più significative con installazioni e mostre dedicate al tema insieme alle tante realtà eccellenti della zona: Zeus, Mauro Mori, Alessandro Guerriero e la scuola Tam Tam, Johnny Dell’Orto e Artè, Fulvio Michelazzi e il PACTA Salone, Marco Rizzuto, lo IACC-Italia e le esperienze sul colore, l’Hub… fino all’installazione di Dan Flavin alla Chiesa Rossa. Collaborazioni con associazioni importanti come Wurkmos e Ri-costruzioni, oltre a laboratori e conversazioni, occasioni uniche condotte da professionisti illustri.

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COMUNICATO STAMPA  

PROGRAMMA DESIGN SENSIBILE

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“Il design è uno stato a sé e Milano la sua capitale”
Nelle intenzioni di chi ha creato questo slogan sicuramente c’è un significato che include bellezza, preziosità, appartenenza e realizzazione.
Costringe, tuttavia, a più di una riflessione.

La prima e più facile è: in che stato è il design?

E poi questo essere “uno stato a sé” siamo proprio certi che sia così auspicabile? O non sia più saggio lavorare affinché il design “socializzi” maggiormente, si apra finalmente al mondo e alle istanze sociali come i giovani e anche molti designer per fortuna già fanno?

Le conferenze stampa de iSaloni, nel corso degli anni, hanno sempre mantenuto lo stesso registro. Meglio dire: lo hanno mantenuto i contenuti espressi.

In un mondo che cambia vorticosamente la percezione è sempre quella di un evento che parla di numeri, fatto prevalentemente di uomini -a parte la splendida Marva Griffin col “suo” Salone Satellite che onora e apre ai giovani progettisti da ben vent’anni e la curatrice della mostra A joy sense at work Cristiana Cutrone che ha parlato di sostenibilità ambientale e sostenibilità umana- privo di agganci con i grandi cambiamenti sociali.

Proprio lo stesso giorno della conferenza che si è svolta al Metropol, l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Milano ha organizzato un convegno (che proseguirà il 24 febbraio alla Casa dei Diritti) dove si è parlato di esperienze di cohousing, di housing sociale, di come si sia trasformata la famiglia e siano aumentate le persone anziane e quindi si esigano nuovi progetti e nuovi modi di vivere lo spazio abitativo, dell’immigrazione e della integrazione… insomma delle “nuove frontiere dell’abitare”.

È -diciamo- “curioso” come il Salone del Mobile ignori tutto questo, almeno nei contenuti che sembra promuovere all’interno dell’evento che muove -ecco i numeri- 330.000 visitatori da 165 paesi con più di 2.000 espositori oltre ai 650 giovani designer del Satellite.

Speriamo che la mostra Millennials offra la possibilità di capire se queste “nuove frontiere dell’abitare” siano già metabolizzate da questa generazione e come potranno realizzarsi, speriamo che il video di grande effetto del maestro Matteo Garrone non offra solo suggestioni oniriche ma anche stimoli per capire in quale realtà si muove il design.

Noi non ci auguriamo che il design sia “uno stato a sé” ma ci auguriamo piuttosto che sia immerso nella realtà di ogni stato (Stato e stato), vivo, attento e pronto a fare da sensore di ciò che avviene e a restituirci cose, prodotti che ci aiutino nel nostro vivere quotidiano in continua, fertile e aperta trasformazione e che di tutto questo si parli senza temere di annoiare la platea, sempre ricordando che -come ci ha insegnato Josif Brodskij- “L’estetica è la madre dell’etica”

Lilli Bacci

* il titolo deriva da uno scambio con Virginio Briatore

 

 

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