Archivi per la categoria: casa d’infanzia

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progetto e foto di James Mollison

Dove i bambini dormono

Dove i bambini dormono – storie di diversi bambini in tutto il mondo  raccontata attraverso i ritratti e le immagini delle loro camere da letto.

“Quando Fabrica mi ha chiesto di venire con un’idea per impegnarsi con i diritti dei bambini , mi sono trovato a pensare alla mia camera da letto : come è stata significativa  durante la mia infanzia , e come si riflette ciò che ho avuto e chi ero . Mi venne in mente che un modo per affrontare alcune delle situazioni complesse e le problematiche sociali che colpiscono i bambini poteva essere quella di guardare le camere da letto dei bambini in tutti i tipi di circostanze diverse . Fin dall’inizio , non volevo che soloche fosse di ‘ bambini bisognosi ‘ nel mondo in via di sviluppo , ma piuttosto qualcosa di più inclusivo , sui bambini da tutti i tipi di situazioni.Il mio pensiero era che le immagini delle camere da letto sarebbero state con il materiale dei bambini e circostanze culturali ‘ i ​​dettagli che segnano inevitabilmente le persone le une dalle altre ‘ , mentre i bambini stessi sarebbero apparsi nella serie di ritratti come individui , da pari a pari ‘ proprio come i bambini. Questa è una selezione dei dittici del libro ( Chris Boot novembre 2010) . Il libro è scritto e presentato ad un pubblico di 9-13 anni di eta ‘ destinato a interessare e coinvolgere i bambini nei dettagli della vita di altri bambini in tutto il mondo , e le questioni sociali che li riguardano , mentre anche essere un serio saggio fotografico per un pubblico adulto .”

 

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titina

La amavo con abbandono assoluto. (…) Tutte le altre case (poche del resto, a parte gli alberghi) sono state dei tetti  che hanno servito per ripararmi dalla pioggia e dal sole, ma non delle CASE nel senso arcaico e venerabile della parola. (…) Tutto mi piace in essa: l’asimmetria dei suoi muri, la quantità dei suoi saloni, gli stucchi dei suoi soffitti, il cattivo odore della cucina dei miei nonni, il profumo di violetta nella stanza di toletta di mia Madre, l’afa delle sue scuderie, la buona sensazione di cuoi puliti della selleria, il mistero di certi appartamenti non finiti al secondo piano, l’immenso locale della rimessa nella quale si conservavano le carrozze; tutto un mondo pieno di gentili misteri, di sorprese sempre rinnovate e sempre tenere. Ne ero il padrone assoluto e di corsa ne percorrevo continuamente i vasti spazi

G. Tomasi di Lampedusa “I Racconti” Feltrinelli

C’è quasi sempre un briciolo di nostalgia quando pensiamo alla casa che abitavamo da piccoli. Non importa che fosse al quarto piano senza ascensore, che non avesse il riscaldamento, che fosse la casa dove mai abbiamo avuto una stanza “nostra”, dove forse anche ha abitato la povertà o il disagio. Perché che la nostra dimora fosse fastosa oppure un semplice appartamento di una periferia, essa ci rimanda comunque alla protezione vissuta in quel luogo preciso, all’immagine di una unione, di un grembo.

Probabilmente, a parte il senso di protezione della casa natale, le si attribuiscono valori di sogno, gli ultimi valori che rimangono quando la casa non c’è più.

Si ricorda l’angolo dove ci mettevamo a giocare o a leggere o a nasconderci o ad annoiarci a morte.  E’ la casa della memoria, è la casa dell’infanzia, è la prima casa, la casa “unica” per noi. Il filosofo Gaston Bachelard dice: “La casa natale è qualcosa di più di un insieme di alloggi, è un corpus di sogni.” E continua: “La casa natale ha inciso in noi la gerarchia delle diverse funzioni di abitare. Noi siamo il diagramma delle funzioni di abitare quella casa e tutte le altre case non sono che variazioni di un tema fondamentale. La parola abitudine è una parola abusata troppo per poter indicare il legame appassionato del nostro corpo che non dimentica la casa indimenticabile.”

immagini della casa che ricordiamo

Non è solo il nostro essere bambini in quella casa, non è soltanto ricordare l’atmosfera della famiglia che adesso non c’è più. E’ anche un ricordo vivo delle mura della casa.

Il corridoio lungo dove si affacciavano tutte le stanze

La cucina col tavolo anche sotto alla finestra

Il tavolo col piano di formica screziata di bianco

La tendina della finestra sulla  piccola corte

Il ripostiglio con l’odore di cera

Le finestre da cui si vedevano le colline

Il riflesso del lampadario di cristallo nello specchio dorato

Le piastrelle del bagno con i disegni che diventavano qualcosa che volevi come le nuvole

La ciotola di argento con le palline di lacca rossa che si potevano svitare

La poltroncina di velluto blu dove la nonna lavorava all’uncinetto

L’armadio dove si nascondevano le tavolette di cioccolata

Il punto preciso della cucina dove era appesa la gabbia dei pappagallini

Il divano rosso scuro del salotto “buono”

Il tavolo laccato lucido che si apriva a libro

Il copriletto a quadri rosso e nero per l’estate e di quello di lana ruvida per l’inverno

Il terrazzo stretto dal quale vedere la strada e la vita tranquilla che si svolgeva  fuori.

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